giovedì 2 aprile 2009

Non è una provocazione, ma solo una richiesta di risposta alla domanda che conclude questo breve diario mattutino.
Ero, dopo quel buon veloce caffè, sul treno in uno scompartimento: un sdf (una persona senza domicilio fisso, ndr) con una borsaccia sdraiato su 4 sedili che da solo bastava a fare un vuoto innaturale in tutta la carrozza.
Tirando fuori (con sollievo!) i progetti ancora senza feed-back facevo il solito oroscopo quotidiano:
amore: + partner blandamente tenera
soldi: +- accidenti devo versare le tasse per simone e l’inps per alina
salute: +++ i figli stanno bene e il sole che passa attraverso i finestrini sporchi del treno è un regalo.
Voglio finire i feed-back isolandomi dal contesto, in fondo a parte una marea di studenti dell’età di Isabel tutti gli altri parlano lingue incomprensibili: non mi distraggono. Tengo d’occhio solo il display per scendere a Valle Aurelia.
Mi sembra di aver fatto un sacco di lavoro quando il display mostra: prossima stazione GEMELLI. Ci siamo quasi. Riprendo il contatto con la realtà. Ascolto la voce che dice che siamo invece in arrivo a BALDUINA. Guardo fuori e vedo il cartello di ROMA S.PIETRO. Ho mancato Valle Aurelia. Perché tutto questo? E i poveri turisti come farebbero? Ecco perché mi sembrava di aver fatto tanto.
Arrivando a ROMA OSTIENSE la voce recita “The train is 14 minutes late.Trenitalia apologizes for the delay”. A OSTIENSE non c’è nessun tabellone che funziona, né sui binari né nei sotterranei. Non ci sono ferrovieri in giro. Non rimane che il cartaceo, non facile da trovare. Molti si spostano fra i quais seguendo riflessi ben consolidati, pochi come me vagano e qualche volta chiedono lumi a qualche straniero. Pochi si siedono sulle panchine. La pioggia notturna infatti filtra attraverso le pensiline in cemento massiccio e l’acqua, nonostante il bel sole, continua a gocciolare proprio sulle panchine e rari distratti viaggiatori vi si siedono.
Un senso di tranquillità mi proviene dall’operatore ecologico che con un bidone passa a recuperare i rifiuti dalle 3 buste diversamente colorate (plastica, alluminio e carta) che, a decine su tutti i quais, contrastano il grigiume della stazione. Lo guardo un po’ allibito mentre svuota il contenuto dei sacchi di diverso colore nello stesso bidone sulle ruote che si porta appresso. Quasi perdo anche il treno per FARA SABINA perché voglio essere sicuro che lo fa anche con gli altri contenitori più avanti. Sì, lo fa.
Dopo un po’ il treno arriva a TIBURTINA. “The train is 12 minutes late.Trenitalia apologizes for the delay”.
COS’E’ CHE NON VEDO?
L’invito a cena per sabato sera è valido anche se non rispondi.

mercoledì 7 maggio 2008

pensieri della sera

Una collega, di ritorno da una vacanza a Ventotene, ci ha portato questa bellissima iscrizione trovata su una lapide. E' di Altiero Spinelli e in questo momento politico fa tanto bene al cuore.
'notte
Angiu

giovedì 24 aprile 2008

La resilienza

da wikipedia: Resilienza
In ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura.
In ecologia e biologia la resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno.
In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. E' la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

cittadini stranieri e stupro

Ad ascoltare la tv sembra che siano arrivati gli Unni.
Proprio l'altro giorno un'amica, che lavora al pronto soccorso ostetrico di un grande ospedale italiano mi raccontava di quanto spesso si presentino in ospedale donne che hanno subito stupri, spesso da parte di amici o persone della cerchia delle conoscenze, tutti italianissimi.
L'informazione così come viene fatta dai Tg incute paura, sembra che si voglia promuovere una sorta di "sindrome da lupo cattivo". Ma i lupi che dovrebbero farci più paura sono quelli che si nascondono dentro di noi. Buon 25 aprile

mercoledì 23 aprile 2008

Il romano laborioso

Roma é la nostra città d'adozione e nella cultura romana stanno crescendo i nostri ragazzi: Simics, Danics, Isics e Gawics. Sofix ci é cresciuta per qualche anno, ora ha migrato verso altri lidi.

Decidere in quale luogo far crescere i propri figli é una scelta impegnativa; é un po' come scegliere dove mettere la piantina a cui teniamo tanto: se é troppo -o troppo poco - esposta alla luce, rischiamo di farla crescere malconcia.
In ogni caso questo non é un mio problema visto che l'unica pianta che resiste alle mie cure é il potus.
Quando abbiamo dovuto decidere dove stabilirci dopo anni di peregrinazioni in giro per il mondo, non abbiamo avuto dubbi: Roma. Essenzialmente per due ragioni: 1. é abbastanza lontana da entrambe le nostre famiglie di origine - mamma, ti voglio bene ma fra noi devono esserci almeno 500 km - 2. il clima é favoloso.
A distanza di cinque anni devo aggiungere una terza ragione per cui vivere a Roma é una goduria: la presenza dei romani laboriosi.
Il romano laborioso é una categoria che andrebbe brevettata. A differenza del suo collega nordico, il romano che fa il proprio lavoro con passione fischietta, canticchia, ha un sorriso da cavallo stampato sulla faccia anche alle 5 del mattino, ti dice sempre qualcosa di spiritoso che ti mette di buon umore per tutta la giornata ed é felicemente produttivo. Ne ho conosciuti diversi; il primo é stato il barista di un bar della stazione Termini, ma ricordo anche il cameriere del "bar dei camionisti" dove ogni tanto andiamo a mangiare nei piatti di plastica su tovaglie di carta, il ragazzo che vende la verdura nel negozio vicino al parcheggio e tanti colleghi d'ufficio.
Sarà il sole, sarà che tutti sono portati alle relazioni sociali, ma essere produttivi a Roma é decisamente più divertente che esserlo al nord dove sono nata e cresciuta.
'notte
Angiu

pagare le tasse

C'é la buffa abitudine di lamentarsi dei governi che aumentano le tasse mentre ci si lamenta molto meno di quelli che non le pagano.
A me le tasse piacciono: con le tasse si fanno funzionare le scuole pubbliche dove vanno i nostri figli, si creano e si sostengono gli asili nido dove vanno i nostri piccoli, si fa funzionare il sistema sanitario che cura noi e i nostri cari quando stiamo male e ci aiuta a prevenire le malattie offrendoci gratis alcuni interventi come ad esempio il pap test. Con i soldi pubblici si organizza l'assistenza agli anziani e si fanno funzionare i consultori familiari, unici che oggi parlano di sessualità ai nostri ragazzi in modo serio e competente - oltre a noi genitori - e li aiutano a vivere serenamente e con consapevolezza le prime esperienze nei modi e nei tempi decisi da loro.
La lista sarebbe molto più lunga, mi limito a queste semplici cose quotidiane.
Noi le tasse le paghiamo, tutte fino all'ultimo centesimo di euro. Saremo pure gli ingenui o i "cretini del quartierino", ma appartenere alla categoria dei furbetti non é mai stata una nostra aspirazione. W la resilienza!
Angiu
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